Intervista tratta da: Radio carta Bianca



Riccardo Guasco: disegnatore, pittore, fumettista, scultore, insegnante… Può raccontarci un po’ della sua formazione e come si è evoluto il suo lavoro, nel corso degli anni?

Ho sempre frequentato scuole d’arte e la passione per il disegno mi accompagna praticamente da quando sono nato, dal giorno in cui con un pennarello viola impugnato come un cucchiaio da cucina disegnai un grande cerchio su di un foglio bianco. Quel giorno ho capito che dentro quel cerchio poteva celarsi un mondo ed ero entusiasta di tirarlo fuori e di renderlo visibile a me e agli altri. Inizialmente fu una scoperta, un dono. Credo di avere sviluppato nel tempo un particolare gusto e piacere personale nel comunicare con le immagini, quasi a trasformare questo dono in un bisogno impellente, che mi ha spinto a “provare” ogni forma di narrazione attraverso i segni e il colore: fumetti, illustrazione, pittura, grafica, tutti modi per far emergere elementi di quel mondo silenzioso fatto solo di segni ma che forse nascondeva grandi potenzialità.

Nelle sue opere la città si purifica nel sacro fuoco del cubismo, passando per l’avanguardia russa dei primi del ’900 e la pop art, per poi riemergere mondata, nuova e straniante. Che ne pensa di questa classificazione?

Mi piace! Tocca grandi correnti vedo, e molte di queste sono state tra le mie preferite e mi affascinano tutt’ora. Ricordo che negli anni dell’Accademia d’Arte a Torino con l’entusiasmo di chi si butta a capofitto in un progetto per viverlo a fondo, dentro queste correnti mi ci sono tuffato, per cercare di rifare un percorso e di capire quelle linee da dove venissero, poi capii che se non le avessi rifatte non le avrei mai comprese nella loro essenza, c’era una forza che mi spingeva a seguirle senza un motivo ben preciso, c’era qualche cosa di magico li dentro. Dietro quelle linee ho scoperto la storia e la biografia di grandi personaggi: Picasso, Malevic, Basquiat, Haring, forse artisti lontano nelle epoche e nella storia ma vicini in quanto a brama di dipingere e ad una purezza del segno sintomo di forte sensibilità.

Qualcuno ha detto che per essere un artista occorre avere visione, sensibilità e la volontà di non fermarsi mai, sempre costretti a nuotare, in movimento… è d’accordo?

E’ un dolce naufragio. Quando dipingo sono come sott’acqua, a volta mi trovo addirittura a trattenere il respiro!. La sensazione è molto simile a quando ci si immerge in mare, si ha la percezione di stare in un altro mondo, silenzioso, regolato da altri principi e abitato da altre creature. La sensibilità, restando in metafora, è un interminabile riserva di ossigeno in bombola che ti permette di viverci la sotto!

Da dove viene l’ispirazione? Può parlarci del suo processo creativo?

E’ il processo che più mi affascina e allo stesso tempo mi spaventa per quanto è preciso e delicato.
Diciamo che un po’ è una questione di allenamento, un gioco di squadra in cui un tridente fatto da “occhio-cervello-mano” è allenato a percepire ed elaborare gli stimoli che arrivano dall’esterno in maniera sempre diversa. Adoro osservare qualsiasi cosa, l’ho sempre fatto, anche da piccolo, seguivo ogni oggetto e “clic” cercavo di immagazzinarlo. Ammetto, non ho molta memoria nelle date o negli appuntamenti ma se ho visto un oggetto o un’immagine anche a due anni, ancora oggi me la ricordo! Disegnare tutto ciò che vedevo mi permetteva di fare un oggetto realmente mio, ripercorrerne le linee mi aiuta a dialogare con la realtà e a conoscerla. Credo di avere una banca dati di immagini interminabile nel mio cervello e adoro disegnare di tutto! Diciamo che “penso a matita”.
A volte mi dico: “E se adesso non riesco più a disegnare niente? O se quello che ho in mente non riesco più a rappresentarlo?” Per questo non mi affeziono troppo alle cose che faccio, sono feticci, l’importante è aver appreso come si fa.

Ho intravisto nelle sue creazioni un richiamo alle suggestioni e a certi caratteri di quel “realismo magico” à la Kusturica, tanto per citarne un rappresentante. Questo parallelismo le piace?

Dico la verità, so poco sul “realismo magico”, ma credo che ci sia davvero qualcosa di magico nella realtà e nella quotidianità di tutti i giorni che vale la pena non distrarsi e allenare la sensibilità per cercare di percepirlo.

Ci può parlare della sua esperienza come insegnante? Vorrebbe dire qualcosa o dare qualche consiglio ai più giovani, che vogliono intraprendere questa strada?

Non me ne vogliano i miei studenti ma l’insegnamento lo reputo un po’ un secondo lavoro, non insegno purtroppo materie artistiche nelle mie lezioni quindi non posso passare ad altri quella che è la mia passione più forte. La cosa però che mi hanno insegnato i giovani di oggi è l’energia inespressa che hanno dentro, grezza, d’impulso, questo, di loro, mi affascina. Le cose che vorrei insegnare loro e che consiglio tra le righe delle mie lezioni di informatica è la purezza, la semplicità, l’ironia e l’energia che bisogna tirar fuori ogni volta che si affronta una sfida, smettendola di imitare qualcuno o a pensare che il mondo è di qualcun altro. il mondo è il loro, lo vivano fino in fondo.

Qual è il progetto più divertente a cui ha lavorato, finora?

Le “Officine Marcovaldo”, un progetto artistico multidisciplinare nato ormai 4 anni fa, creato insieme a 4 amici con l’intento di rendere più attraente le vie, più dolci le attese degli autobus, meno monotona la cartellonistica stradale, e rendere la città più stimolante agli occhi dei passanti distratti. E’ nato quasi per gioco davanti ad una birra e al libro di Calvino. Lo sguardo che Marcovaldo aveva sulla sua città ci ha affascinato e abbiamo provato a cambiare prospettiva facendo nascere quello che oggi sono un sito, un blog e un’agenda ricca di progetti e spunti utili ad ogni cittadino “attivo”come ci piace chiamare chi vive la città.
http://officinemarcovaldo.com
http://officinemarcovaldo.blogspot.com/

Una mostra oppure un artista che l’ha segnata profondamente.

Ce ne sono molti, non mi basterebbe un mega (visto il supporto su cui siamo) per elencarli tutti. L’artista indubbiamente che più mi è entrato nelle mani e che da più tempo non mi delude è Picasso, la sua energia e la sua poliedricità sono inesauribili, andare ogni tanto a Barcellona al museo Picasso per me equivale ad un pellegrinaggio in Terra Santa. Poi ce ne sono sicuramente altri, alcuni passeggeri, altri rimasti nel mio cuore e nella mia mano per più tempo: Basquiat, Matisse, Depero, Morando, che è un pittore dei primi del 900 della mia città, Alessandria, solo per citarne alcuni. Per quanto riguarda una mostra che mi ha particolarmente impressionato e dato una notevole motivazione, direi sicuramente “beautiful losers” un’ esposizione del 2006 ospitata in Triennale a Milano sulla nuova generazione di artisti di strada che rendeva lustro alla “street culture” dei primi anni 80?, e da quella a tutti gli artisti contemporanei che ne sono seguiti: Tim Biskup, Jon Burgerman, Banksy, Antony Micallef, Zevs, Antony Lister, Remed…per citarne alcuni

Ci parli di un suo progetto per il futuro, (non necessariamente legato all’arte).

Una serie di grandi opere realizzate sulle facciate dei palazzi della città sui nuovi valori utili alla sopravvivenza delle persone…rispetto per se stessi, per la natura, per i soldi, per il lavoro, coraggio in se stessi, riconoscimento ai giusti miti e non ai soliti idoli last minute che si vedono su pubblicità e tv (vecchi media). Credo che alla fine lo scopo dell’arte sia questo: aiutare a vivere e a migliorarsi, vederla quando si passeggia portando fuori il cane o quando si è fermi al semaforo può solo far pensare che siamo immersi in quest’arte e che quindi fa parte di noi e con noi convive.

In chiusura, cosa l’emoziona, nell’arte e nella vita?

Mi ero fatto questa domanda parecchio tempo fa e mi ero deciso ad appuntare su un taccuino tutte le cose che mi avrebbero emozionato e le cose che già lo facevano, scrissi: “Il sole a colazione in terrazza, i paesaggi silenziosi, camminare senza meta, il vento forte, la neve di notte, i laghi di montagna, le anatre che migrano, un bicchiere di vino con un amico, gli eroi romantici, un assolo di tromba, il profumo di lavanda, ballare in salotto… e tutte quelle cose piccole o brevi e quelle persone talmente semplici e vere che solo con la sensibilità si può percepire il bello che si portano dentro.”